Articolo tratto da La Stampa del 21/11/2011
L'altro fronte "Alta velocità e compensazioni unica
via per uscire dalla crisi"
Seminari di studio «Aperti a chiunque voglia collaborare» dice Nadia Matteo (foto La Stampa)
«Non
siamo l’associazione degli imprenditori che vuole la Torino-Lione a tutti i
costi. Siamo un gruppo di commercianti e liberi professionisti che ha a cuore
il futuro della Val di Susa. Sono vent’anni che questa valle ha solo fiato per
urlare contro la Tav. Nel frattempo hanno chiuso scuole, ospedali, fabbriche.
Ora basta, abbiamo bisogno di idee, investimenti, posti di lavoro. E di un po’
di serenità».
Riassume in questo modo Nadia
Matteo gli obiettivi dell’associazione «Sviluppo e tutela Valsusa» di cui è
presidente: centocinquanta iscritti (età media quarant’anni), un sito Internet
(www.stvalsusa.eu), la giusta dose di entusiasmo. Il gruppo è nato lo scorso
anno a Bruzolo «tra mille diffidenze e timori perché da queste parti o sei No
Tav o sei un nemico» racconta Nadia Matteo, trentacinque anni, agente di
commercio. E per il movimento che da decenni lotta contro l’Alta velocità loro
sono i nemici: «Dicono che siamo imprenditori privi di scrupoli, disposti a
barattare la Valsusa con la Tav per appalti da quattro soldi. Sono falsità
perché per noi ambiente, sicurezza, salute sono al primo posto. Chiediamo
solamente un pizzico di futuro per la nostra valle, quello che solo
infrastrutture più efficienti e risorse finanziarie adeguate possono
garantire». Tradotto: «Tav e compensazioni», quel binomio che da decenni spacca
la valle in due. «Non ci interessa discutere l’utilità di un’opera che l’Europa
ha giudicato strategica e finanziata in larga parte. Vogliamo solo che la
Valsusa ne tragga il massimo dei benefici: investimenti, posti di lavoro,
servizi».
La sua associazione («Ci
autotassiamo, siamo tutti volontari, lo scriva») si sta facendo in quattro per
raccogliere idee, formulare progetti, cercare finanziamenti: «Serve una boccata
d’ossigeno a questa valle da decenni in apnea per colpa della Tav». Poi si
sofferma sul clima pesante che si respira in valle. Cita le «liste di
proscrizione contro gli imprenditori favorevoli all’Alta velocità; le minacce;
le aggressioni». L’ultima all’hotel Ninfa di Avigliana che per alcuni mesi ha
ospitato le forze dell’ordine impegnate a difendere il cantiere Tav di
Chiomonte. Risultato: sedici denunciati, clienti in fuga, affari a picco.
«Tutte storie, se quell’albergo perde clienti non è certo colpa nostra ma per
gli agenti che ospita» il commento di Renzo Oliva, leader del Comitato No Tav
di Avigliana. Nadia Matteo punta il dito contro «i Comuni che escludono
sistematicamente le nostre imprese dagli appalti a invito. Comuni No Tav,
ovviamente».
Clima pessimo, insomma. Ma lei non demorde: «Non vendiamo salvacondotti per vivere e lavorare senza noie in valle. Offriamo invece idee, progetti, futuro. Perché se c’è un tunnel contro cui la Valsusa deve combattere non è quello della Torino-Lione ma quello della crisi e l’intolleranza».
Roberto Travan